Info & Contatti
Dove siamo
Piazza Diaz - Montesilvano (PE)

salute è libertà © All Rights Reserved 2026

Ti pesi, altroché. Sai al chilo quanto pesavi il giorno del matrimonio, sai quanto pesi stamattina e il conto fra i due lo fai da solo da anni senza dirlo a nessuno.
Quanti vestiti hai scartato davanti allo specchio prima di uscire di casa?
E poi c'è quella cosa che succede quando ti passano il telefono per farti vedere una foto e la prima persona che cerchi dentro la foto sei tu. Se ci sei, la scorri via veloce.
Naturale. È quello che farebbe chiunque.
Ci hai provato almeno tre volte. La prima l'avevi anche portata avanti bene: poi è arrivata una settimana storta, oppure qualcuno ha detto una frase a tavola e da lì hai mollato la presa senza nemmeno accorgertene. Dopo ti sei detto che sei uno che non porta a termine le cose e quella frase te la ripeti da allora come se fosse la spiegazione.
Solo che quella frase non spiega niente. Te la ripeti da talmente tanto tempo che hai smesso di metterla in discussione.
Un dato solo, l'unico di questa pagina che parla di te: su 100 italiani che si iscrivono in palestra, solo 11 continuano ad andarci con regolarità (sondaggio Research Without Barriers per Trustpilot su 1.054 italiani, 2024). Sembrerà una banalità, ma è difficile pensare che gli altri 89 siano tutti pigri.
Questo accade perché 89 persone che mollano nello stesso punto hanno in comune qualcosa: il metodo che gli hanno venduto.

Il guaio vero di questa storia è che ti ci sei abituato.
Fino ai trentacinque lo sport lo facevi e dentro di te ti senti ancora uno sportivo. Uno sportivo fermo, che fa molta più rabbia. Solo che quel "fermo" dura da dieci anni e ogni anno che passa la strada per tornare indietro si allunga di un pezzo.
Hai mai pensato a quante cose hai rinunciato finora perché non sei in forma? Non alle grandi cose. Alle piccole: la partita col figlio, il mare a luglio senza tenere la maglietta, il weekend che hai lasciato perdere perché tanto poi ti stanchi.
A quelle non hai rinunciato una volta. Ci rinunci ogni volta e ogni volta ti costa meno dire di no.
Quello è il vero prezzo e lo stai già pagando tutti i giorni. Anche oggi, mentre leggi questa pagina.





Ti faccio una domanda sola e prenditi i due secondi veri prima di continuare, perché è scomoda apposta.
Pensaci davvero. C'è una frase che ti esce da anni e che domani non potresti più dire.
Perché se stare così fosse soltanto un male, saresti già cambiato: nessuno resta dieci anni dentro una cosa che non gli dà assolutamente niente. Quindi qualcosa ti dà e quel qualcosa non l'hai mai messo sul tavolo insieme al resto.
Magari è proprio quella frase: se non fossi così, potrei… Finché la puoi dire, ti risparmia di scoprire se poi ce la fai davvero. Magari è che sei l'unico in casa a cui è concesso lasciarsi andare un po'. Oppure è una cosa più piccola e più comoda: quando arriva l'invito, il "no" ha già la sua scusa pronta e non devi spiegarla a nessuno.
Qual è il tuo? Non lo so io. Lo sai tu. E scommetto che non l'hai mai detto ad alta voce.
Le tue abitudini sono così radicate che abbandonarle è difficilissimo: una parte di te vuole farlo ed una parte no. E quella seconda parte sta proteggendo qualcosa. Lo fa bene, da anni, in silenzio.
Ecco perché perdi sempre contro di lei. La tua volontà finisce ogni sera verso le dieci e mezza; quella parte lì non si stanca mai, perché non sta facendo nessuno sforzo.
Fino adesso quella parte ha lavorato indisturbata. Il risultato lo sai.
Però mettiamo in chiaro una cosa, perché è quella che cambia il finale. Quella parte di te non è invincibile: ha lavorato per dieci anni in silenzio, senza che nessuno le chiedesse il conto. Vederla non ti dà una scusa per restare fermo. Ti dà il punto esatto in cui mettere le mani. E nelle tre diete precedenti quel punto non lo avevi.
Cosa smetteresti di dire, se domani fossi in forma?

Il piano alimentare. L'abbonamento. L'app che contava tutto. Il gruppo su WhatsApp con gli altri che si davano la carica.
Ti hanno chiesto tutti la stessa identica cosa: stringere i denti. Nessuno ti ha chiesto cosa ti risparmiava restare fermo.
La dieta era fatta bene e il dietologo faceva il suo lavoro. Solo che stavano tutti lavorando sopra, mentre la cosa che ti riportava indietro stava sotto e nessuno è andato a guardarla.
Per dieci anni ti hanno detto di spingere più forte. Spingere era l'azione sbagliata, finché quella parte resta dov'è.
La volontà ce l'hai. È il posto in cui l'hai puntata che va spostato.
Il meccanismo era sbagliato. La trattativa con quella parte di te, però, la devi fare tu: quella non posso farla io al posto tuo e non può farla nessun altro.

Conosci qualcuno che l'ha fatta. Ha perso quindici chili, glielo hanno detto tutti, stava bene e si vedeva.
Non ho niente contro quei farmaci e soprattutto non è il mio campo: se il tuo medico te li prescrive è una cosa fra te e lui. Io non ci metto bocca.
Quello di cui posso parlare è cosa succede dopo. Circa il 60% del peso perso torna entro un anno da quando si smette (meta-analisi su eClinicalMedicine, 2026).
Questo accade perché il farmaco lavora sull'appetito. Quando smetti, quella parte di te che ci guadagna a restare com'eri è ancora lì, intatta, che ti aspetta: non l'ha toccata nessuno. Ed è quella che ti riporta indietro.


Il metodo si chiama così per un motivo pratico. Quando stai bene decidi tu cosa fare del sabato pomeriggio. Quando stai male decide il tuo corpo e tu ti adegui: scegli il ristorante in base a quanto è lontano il parcheggio e la maglietta in base a quanto copre.
Il percorso è costituito da 4 moduli, 4 strati. Si scendono in ordine, dall'esterno verso l'interno. L'ordine non si può invertire, come non puoi rifare l'impianto elettrico dopo aver dato l'intonaco.

E allora perché torna tutto?
Qualcuno arriva al primo strato e ti chiede perché lo vuoi fare. Tutto il mercato lavora sul secondo: peso, misure, piano, scheda, allenamento. Il terzo e il quarto restano intatti e sono esattamente i due dove vive la parte che ti riporta indietro, perché quella è fatta di pensieri e si scioglie solo quando cambia l'identità.
Il piano stava sopra e il freno sta sotto!
Il peso non è quello su cui lavoriamo. È quello che ne viene fuori.
Un pezzo del terzo strato, adesso
Si chiama switch di pensiero ed è uno degli esercizi del percorso. Non ti chiedo di crederci: facciamone un pezzo qui, ci vogliono due minuti.
Pensa alla frase che ti è passata per la testa mentre leggevi questa pagina. Qualcosa tipo "tanto non ce la farò nemmeno stavolta", oppure "alla mia età". Quella.
1. Fermati e fai un respiro profondo. Serve a interrompere: quel pensiero ti è arrivato da solo, senza che tu lo chiamassi. E finché gira in automatico non lo puoi toccare.
2. Adesso pensa al suo opposto, oppure a una situazione che ti fa stare bene, o a una persona a cui vuoi bene. Non per sentirti meglio: per vedere che quel pensiero si può switchare.
3. Stasera scrivi a mano, con una penna, i pensieri negativi della giornata e segna quanti ne hai switchati.
Conta poco il numero di stasera. Conta che fra due settimane quel numero sia più alto. Due fogli, due numeri. Il confronto lo fai da solo.
Non è questo che ti toglie quello che ti tiene fermo, perché quello è un lavoro a parte e si fa insieme. Questo ti fa vedere che un pensiero si può switchare. Lo stesso esercizio lo trovi anche nei miei video.

In sessione sei lucido: ragioni bene, vedi le cose con chiarezza ed esci da lì convinto.
Poi arriva la sera in cui hai finito tardi, c'è stata una cosa che non è andata come doveva e ti ritrovi in piedi davanti al frigorifero aperto senza esserci arrivato con un pensiero.
Quello è il momento in cui si decide tutto. E io lì non ci sono.
Per questo il percorso è suddiviso in due parti: le sessioni e quello che succede in mezzo. Ogni incontro finisce con qualcosa di concreto da fare, o anche solo da osservare fino alla volta dopo. Negli intervalli ci scriviamo su WhatsApp. Non per controllarti: non sono tuo padre e a quarantacinque anni suonati non ti serve uno che ti controlla. Ci scriviamo perché il momento che conta è quello del giovedì sera. Il giovedì dopo non te lo ricordi già più.
Tu mi scrivi due righe sul momento, finché è fresco. Io ti rispondo il giorno dopo e quel momento lo smontiamo insieme, prima che torni il giovedì successivo.

Niente palestra in cui iscriversi, niente da comprare, nessun gruppo e nessuna chat con venti sconosciuti che si danno la carica a vicenda.
Il percorso completo è composto da 16 sessioni distribuite su circa 8 mesi, una ogni 2/3 settimane, online, più il contatto negli intervalli.
Si comincia da te: come stai, come sta andando, cosa si è messo di traverso e cosa invece è andato bene.
Gli esercizi che ti eri portato a casa li ho già guardati prima di sentirci, quindi non perdiamo l'ora a controllarli. Partiamo da quello che hanno fatto venire fuori.
Poi ti spiego una cosa e la mettiamo subito al lavoro con un esercizio, che cominci lì con me e finisci da solo nei giorni dopo.
L'ora si chiude con il riassunto di quello che abbiamo fatto e con quello che ti porti a casa fino alla volta dopo.
Gli esercizi non sono compiti da spuntare quando capita. Vanno fatti con regolarità, perché il percorso lavora lì, negli intervalli. È un impegno che prendi con te stesso e con me.
Se la tua settimana è già piena è giusto che sia così: un percorso che ti chiede di incastrare un appuntamento fisso ogni settimana è un percorso che molli dopo un mese e lo sai già anche tu. Qui l'appuntamento è un'ora ogni 2/3 settimane. Quello che ti chiede davvero sono gli esercizi.
E le tre volte che hai già fallito non sono una cosa da nascondermi all'inizio. Sono esattamente il motivo per cui ha senso che tu sia QUI. Uno che non ha mai provato niente non sa nemmeno cosa sta cercando e tu invece lo sai benissimo.







Mi chiamo Giovanni Cornelio.
Svolgo la professione di ingegnere: calcolo strutture in acciaio per impianti industriali. Te lo dico per essere il più trasparente possibile con te.
Non ho mai avuto venticinque chili da perdere e trovo disonesto fare finta di sì per farti sentire capito. Chi ti dice "è successo anche a me" quando non è vero ha imparato a vendere e basta.
Il mio freno a mano stava da un'altra parte. Era la zona di comfort: separazione, cambio di vita a cinquant'anni e una paura di espormi che mi ha tenuto fermo per anni. Ci guadagnavo qualcosa a restare dov'ero e il guadagno era semplice: finché non ci provavo, non potevo fallire davanti a nessuno.
Poi ci ho lavorato sopra. Ti dico come, perché ci ho lavorato detto così non significa niente.
Da un anno, ogni giorno, faccio due esercizi. Il primo è quello che hai provato qui sopra: il pensiero che arriva, il respiro, lo switch e la sera il conto. Il secondo detto così suona male: scrivo dieci cose per cui sono grato. Non per sentirmi buono. Perché a fine giornata la mia testa ricorda soltanto quello che non è andato. Quella lista la costringe a contare anche il resto.
Tutto questo sta nel terzo strato, quello dei pensieri: cosa pensi oggi, cosa devi pensare domani.
Un anno, tutti i giorni.
Prima, davanti a un pensiero o a una cosa da fare, rimanevo fermo giorni, a volte settimane, senza combinare niente. Adesso ci resto un giorno, al massimo. Il profilo che ho aperto, i video con la mia faccia e questa pagina sono il frutto di questo lavoro.
Sono diventato infallibile? No, ci sono giorni in cui switcho pochi pensieri e giorni in cui mi blocco ancora. Qualche volta, quando pubblico un video, mi passa per la testa chissà se piacerà. Il pensiero arriva ancora e il blocco lo sento: la differenza è che adesso riesco a ribaltarlo, prima no.
Problema diverso. Freno identico.
E due cose che mi sembra giusto tu sappia prima ancora di scrivermi.
La dieta non te la do io e non ho nutrizionisti con cui collaboro. Cosa mangiare te lo dice il tuo medico o un professionista che ti ha visitato - e diffida di chi te lo dice senza averti mai visto. Io lavoro sul motivo per cui le altre tre volte quel piano l'hai mollato. So benissimo che rinunciare a mezza offerta, in un mercato dove tutti vendono il pacchetto completo, mi farà perdere qualche cliente. Lo trovo lo stesso più serio del contrario.
I prezzi li trovi scritti qui sotto, tutti quanti. Senza lasciare il numero e senza che poi ti richiami qualcuno.

Questa è l'obiezione vera e conviene metterla sul tavolo adesso: "stavolta è diverso" l'hai già sentito da almeno tre persone che poi ti hanno deluso.
Quindi niente promesse. Ti do una cosa che puoi controllare.
Negli Stati Uniti esiste da anni il National Weight Control Registry, un registro di persone che hanno perso peso in modo importante e sono riuscite a tenerlo. Uno studio del 2014 ne ha seguite 2.800 per dieci anni: chi era entrato avendo perso in media 31 chili, dieci anni dopo ne aveva ancora 23 in meno. Lo studio è di Thomas e colleghi, pubblicato su Am J Prev Med: il nome ce l'hai, puoi andare a vedere.
Va detto anche com'è fatto, altrimenti ti sto imbrogliando: sono persone che si sono iscritte volontariamente a un registro di gente che ce l'aveva fatta. Non è la percentuale di successo del genere umano e chi te la racconta così ti sta vendendo qualcosa. Serve a dimostrare una cosa sola, quella che ti serve: si può e dura nel tempo.
E c'è la parte più interessante, dallo stesso studio: quello che distingue chi mantiene da chi riprende sono i comportamenti e il modo di regolarsi. Quanto ci si muove, quanto si continua a tenersi d'occhio e soprattutto cosa si fa il giorno dopo il primo strappo.
Tradotto: non è che prima non eri capace. Lavoravi sullo strato sbagliato.

Prima di arrivare alla cifra ti racconto una storia che gira da più di cent'anni.
Un'azienda ha una macchina enorme che si è fermata e i tecnici interni non riescono a farla ripartire. Chiamano uno da fuori. Quello arriva e per due giorni non tocca niente: gira intorno alla macchina, la ascolta, prende appunti. Il terzo giorno fa un segno col gesso in un punto preciso e dice: intervenite qui. La macchina riparte all'istante.
Poi manda la fattura. Ed è salatissima. Il cliente protesta. E lui rimanda il conto diviso in due righe:
La versione che si sente più spesso mette in scena Henry Ford e un tecnico che si chiamava Steinmetz. Ho controllato: quella è del 1965, mentre la storia compare già in un giornale inglese nel 1907, con due protagonisti senza nome. Cioè è talmente giusta come principio che da più di un secolo la gente continua a riattaccarla addosso a qualcun altro.
Fare il segno: 1$.
Sapere dove fare il segno: 9.999$.
Non te la racconto per dirti che valgo diecimila dollari.
Te la racconto perché il segno col gesso è la parte che si vede e non è quella che costa.
Le tue tre diete erano fatte bene. Erano segni col gesso messi nel punto sbagliato.
E adesso quella domanda scomoda che ti faresti comunque, quindi tanto vale che te la faccia io: alla mia età, con la famiglia che costa, mi metto a spendere dei soldi su di me?
Si comincia con due sessioni. Poi decidi tu.
Non c'è nessun motivo per cui tu debba fidarti di me adesso, leggendo una pagina scritta da me. Quelle due sessioni ti dicono più di tutto quello che posso scriverti qui. Se decidi di no, i soldi tornano indietro: come funziona lo trovi più sotto.
Quello che prendi per cominciare è il primo modulo: 597 €, 4 sessioni. Le prime due sono quelle in cui decidi. Se invece prendi il percorso completo, o uno dei cinque posti, le prime due sessioni sono le stesse.
Un modulo è uno strato, quindi il primo ti porta sul MOTIVO. Lì capisci come si lavora e cosa salta fuori quando qualcuno ti fa le domande giuste. La parte che ti riporta indietro però abita negli ultimi due strati: per arrivare fin lì serve l'arco intero ed è per questo che esiste il percorso completo.
Poi c'è il conto, che va nella stessa direzione. Quattro moduli comprati uno alla volta fanno 2.388 €. Il percorso completo costa 1.997 €, cioè 391 € in meno.
C'è un'altra cifra con cui stai confrontando questa: quella del farmaco.
Un anno di farmaco per via privata costa fra 1.800 e 5.200 euro, a seconda di quale. Per il peso non lo passa il servizio sanitario. Alla fine di quell'anno, se smetti, hai visto sopra cosa succede.
Il percorso completo costa 1.997€, lo hai appena visto. Anche prendendo il farmaco più economico, alla fine dell'anno hai speso più o meno la stessa cifra e la differenza sta tutta in cosa ti rimane in mano: in un caso il peso, nell'altro il modo di non rimetterlo.
Ti sto dicendo di scegliere me al posto del farmaco? No, sarebbe una furbata e nemmeno è il mio campo. Ti sto dicendo che il conto va fatto guardando anche cosa c'è dopo i dodici mesi.
Questo è il listino e vale tutto l'anno. In questo momento però c'è una cosa che vale solo per cinque persone. È quella qui sotto.
| | |
| | |

996€ (iva compresa)
oppure 3 rate da 332€
Il percorso completo, per i primi cinque, costa 996€. Lo puoi pagare in tre rate da 332€, senza che costi un euro in più.
Perché costa meno. Di questi cinque percorsi mi interessa l'arco intero: tutti e quattro i moduli fino in fondo, con la scheda compilata dal primo giorno. Seguirne cinque così, da vicino, è l'unico modo per vedere cosa tiene a otto mesi e non a otto settimane. È il prezzo di chi corre un rischio con me.
Cosa ci guadagni tu, oltre al prezzo.
Siete cinque, non cinquanta. Per otto mesi sei uno dei cinque percorsi che ho in mano, con la scheda che guardo io, uno per uno.
Da questi cinque mi serve che arrivino in fondo, non che abbiano pagato. Un percorso andato male a metà prezzo non mi lascia niente da raccontare, quindi il mio interesse e il tuo stanno dalla stessa parte.
Se ti sembro un azzardo, le prime due sessioni servono anche a questo: la garanzia qui sotto vale anche sui cinque posti.
Quando i cinque sono dentro, il percorso va a 1.997€ e resta lì. Non è una promozione a scadenza: è la condizione per questi cinque.
Cosa chiedo in cambio.
Non ti chiedo una testimonianza. Se te la chiedessi come prezzo me la dovresti comunque, anche nel caso in cui il percorso non avesse funzionato e una testimonianza dovuta si sente falsa mentre la leggi.
Ti chiedo di esserci: fare le sessioni e quello che decidiamo negli intervalli, compilare fin dal primo giorno una scheda con come stai adesso e alla fine rispondere a tre domande in modo onesto. Anche se il giudizio è negativo. Soprattutto se è negativo, a dire la verità: se per te non funziona, quello che mi dici vale più di qualsiasi recensione, perché mi dice dove si rompe prima che lo venda a prezzo pieno a qualcun altro.
Se poi vorrai lasciarmi due righe, me le lascerai. Se non vorrai, finisce lì e non se ne parla più.
E una cosa preferisco dirtela adesso invece che dopo: se un giorno pubblicherò le parole di una di queste cinque persone, scriverò accanto che era fra i primi e che ha pagato meno. Mi sembra l'unico modo decente di usarle e comunque uno sconto che si nasconde si vede lo stesso.

Due sessioni. Se dopo non è venuto fuori niente di te che non sapevi, o semplicemente non ti piace come si lavora, ti restituisco i soldi. E basta.
Non ti chiedo di dimostrarmi che non ha funzionato, non c'è niente da compilare e non devo capire io se avevi ragione. Me lo dici e finisce lì.
Sono le stesse due sessioni con cui si comincia. Quelle due le fai e poi decidi: una delle due strade è andare avanti, l'altra è dirmi di smettere.
Vale sul primo modulo da 4 sessioni e sul percorso completo, compresi i cinque posti a 996€. Vale una volta, all'inizio: se più avanti compri il secondo modulo, la garanzia non riparte. Per cominciare serve il primo pagamento: tutto in una volta oppure la prima rata. Se chiedi il rimborso entro la fine della seconda sessione, ti restituisco tutto quello che hai versato.
Passate le due sessioni, le rate restano dovute. Non è una penale: è il prezzo di un percorso che a quel punto hai deciso di fare.
E nessuno deve saperlo. Non ci sono gruppi, non c'è una community, non pubblico foto né risultati di nessuno e niente che non decida tu. Se fra tre mesi smetti, l'unica persona al mondo che lo sa sono io.

Devo dirlo a mia moglie?
Decidi tu, io non lo dico a nessuno. Non c'è un gruppo in cui presentarti e non ci sono foto da pubblicare. A casa tua non arriva niente. Se preferisci raccontarlo a cose fatte, oppure non raccontarlo affatto, per me va benissimo lo stesso.
Da dove faccio la chiamata?
Da dove vuoi, è una cosa tua: casa, ufficio, macchina. Serve soltanto un posto tranquillo, perché un'ora passata a parlare a mezza voce con il rumore intorno è un'ora buttata. Al bar non si fa.
Io cosa mangio?
Cosa mangiare non te lo dico io - e diffida di chi te lo dice senza averti mai visto. Te lo dice il tuo medico. Io lavoro sul motivo per cui le altre tre volte quel piano l'hai mollato.
Quanti chili perdo e in quanto tempo?
Non lo so e chi te lo dice adesso sta tirando a indovinare. Qui il peso è la conseguenza, non l'oggetto del lavoro: se ti prometto un numero entro una data ti sto vendendo la quarta dieta, solo con un'etichetta diversa.
Quanto dura il percorso completo?
Circa 8 mesi, 16 sessioni, una ogni 2/3 settimane. Il conteggio parte dalla prima sessione.
E se salto una sessione?
Si recupera. La rifacciamo e non la perdi.
Ho un problema di salute. Posso iniziare?
Portamelo pure: ti ascolto volentieri e quello che mi dici conta, anche se quello deve risolverlo qualcuno che ha i titoli per farlo. Io non sono un medico e non do pareri su terapie, farmaci o esami.
Sono già andato da uno psicologo.
Sono due lavori diversi e non sono in concorrenza fra loro. Se sei in cura continui: qui si lavora su cosa ti tiene fermo rispetto a un obiettivo, non sulla tua storia clinica.
Devo parlare al telefono per cominciare?
No. Mi scrivi in privato e ti rispondo io. Se poi ha senso sentirci venti minuti te lo propongo, ma non è il modo per cominciare.
Ho più di 55 anni, oppure sono una donna.
Il percorso è lo stesso. Su questa pagina parlo a un uomo fra i 45 e i 55 perché è il profilo su cui ho costruito il percorso e preferisco dirlo che far finta di parlare a tutti. Se ti ci ritrovi lo stesso, scrivimi.


Non è comodo restare così. Lo stai già pagando tutti i giorni e ci resti lo stesso.
Quello che ti tiene fermo sta negli ultimi due strati, dove non hai mai lavorato. È una cosa che si può andare a vedere e servono due sessioni per cominciare.
Ora scegli: rimanere dove sei e rileggere questa pagina fra cinque anni, oppure scrivermi e vedere cosa c'è sotto.
Scrivimi. Ti rispondo io e non ti richiama nessuno.